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{"id":3805,"date":"2017-03-31T16:46:57","date_gmt":"2017-03-31T14:46:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inarchlazio.it\/?p=3805"},"modified":"2017-03-31T16:47:56","modified_gmt":"2017-03-31T14:47:56","slug":"sulla-ricostruzione-di-firenze-dopo-i-bombardamenti-della-ii-guerra-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/inarchlazio.it\/?p=3805","title":{"rendered":"SULLA RICOSTRUZIONE DI FIRENZE DOPO I BOMBARDAMENTI DELLA II GUERRA MONDIALE"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-3810 size-large\" src=\"https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_1-e1490971462129-1024x714.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"527\" srcset=\"https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_1-e1490971462129-1024x714.jpg 1024w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_1-e1490971462129-300x209.jpg 300w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_1-e1490971462129-768x536.jpg 768w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_1-e1490971462129-1200x837.jpg 1200w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_1-e1490971462129-924x645.jpg 924w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_1-e1490971462129-50x35.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 706px) 89vw, (max-width: 767px) 82vw, 740px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-3809 size-large\" src=\"https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_2-e1490971545360-1024x584.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"431\" srcset=\"https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_2-e1490971545360-1024x584.jpg 1024w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_2-e1490971545360-300x171.jpg 300w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_2-e1490971545360-768x438.jpg 768w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_2-e1490971545360-1200x684.jpg 1200w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_2-e1490971545360-924x527.jpg 924w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_2-e1490971545360-50x29.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 706px) 89vw, (max-width: 767px) 82vw, 740px\" \/> \u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-3811 size-large\" src=\"https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_3-e1490971580536-1024x599.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_3-e1490971580536-1024x599.jpg 1024w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_3-e1490971580536-300x175.jpg 300w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_3-e1490971580536-768x449.jpg 768w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_3-e1490971580536-1200x702.jpg 1200w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_3-e1490971580536-924x540.jpg 924w, https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Lafelicitadellarchitetto_Pagina_3-e1490971580536-50x29.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 706px) 89vw, (max-width: 767px) 82vw, 740px\" \/><\/p>\n<p>scarica pdf\u00a0<a href=\"https:\/\/inarchlazio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/La-felicit\u00e0-dellarchitetto.pdf\">La felicit\u00e0 dell&#8217;architetto<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rimasi indelebilmeme sconvolto dal modo con cui si procedette<br \/>\nalla ricostruzione dei quartieri attorno a Pome Vecchio.<br \/>\nL&#8217;ho ripetuto tante volte, ma lo ripeter\u00f2 sempre, sino alla<br \/>\nmorte, non dimenricher\u00f2 mai quelle macerie. Esse, ncl cuore<br \/>\ndella citt\u00e0, procuravano ai fiorenrini una reazione tanto dolorosa<br \/>\ne violenta che pareva dovesse distruggere anche le loro ossa.<br \/>\nUna reazione quasi assurda. Le donne urbvano. Non perch\u00e9<br \/>\nsono le macerie avesse perso la vita qualche loro parenre o<br \/>\nqualche amico. Urlavano contro le macerie st=e. Si guardavano<br \/>\nsmarrite d &#8216;auorno come per ricercare le torri e i palazzi di<br \/>\npietra grigia che erano caduti per sempre. Firenze era un&#8217;altra,<br \/>\nera diversa. non riconoscibile. E loro, i ciuadini. uomini c donne,<br \/>\nerano posti di fronte ad un problema terribile: il futuro<br \/>\ncio\u00e8, al quale non avevano mai pensato prima di allora.<br \/>\nE il fururo incuteva loro paura: la paura di dover essere diversi<br \/>\ndal quel che erano stati fino allo scoppio delle mine.<br \/>\nPaura giustificata sul momento. Le mine. distruggendo i<br \/>\nmuri che gli erano familiari, li avevano lasciati soli, nel vuoto<br \/>\ndella disperazione. Questo stato d&#8217;animo non conscntl loro di<br \/>\nvalutare i suggerimenti che venivano dalle macerie; suggerimenti<br \/>\nper una citt\u00e0 rinnovata nel fisico e nello spiritO.<br \/>\nEra questa un&#8217;occasione che la guerra, come unica consolazione,<br \/>\navrebbe offerto in cambio di rame distruzioni.<br \/>\nNulla vi \u00e8 di piil profondo del dolore misto al senso di una<br \/>\nscoperta, di una intuizione maturata in un animo che d\u00e0 significato<br \/>\nnuovo a tante esitazioni precedenti.<br \/>\nLa vera architettura andava per mc ricercata in quelle macerie.<br \/>\nNulla poteva essere ricostruito come prima, ma le macerie<br \/>\nst=e suggerivano infinite possibilit\u00e0, nuovi modi di vivere e di<br \/>\nvedere gli spazi. la storia come momemo drammatico irripeti\u00b7<\/p>\n<p>bile e come compresenza. nello stesso luogo. di tante epoche<br \/>\ndiverse.<br \/>\nQuelle macerie contenevano in s\u00e9, oltre il senso, l&#8217;orrore<br \/>\ndella guerra, della stupiditi c della pazzia umana, una minaccia<br \/>\ndi cui alcuni si rendevano conto, ma non la maggiorao:ta dei<br \/>\ncittadini. proprio quelli per i quali non di minaccia si sarebbe<br \/>\ndovuto parlare. ma ddla speranza di una nuova dimensione<br \/>\ndella cin\u00e0 c dd vivere che non aveva alcuna analogia con quella<br \/>\ndel piccolo angolo di Ponte Vecchio. Angolo che materialmente<br \/>\nnon esisreva piil, ma che era pur sempre presente negli animi.<br \/>\nChi si rendeva como di quella minaccia sapeva che essa, divenuta<br \/>\nrealta. avrebbe avuto una conseguenza pi\u00f9 distruttiva<br \/>\ndelle mine, perch\u00e9 avrebbe investito tutta la citt\u00e0 e tutti i cinadio<br \/>\ni.<br \/>\nEcco mi sembrava quello il momento cd il luogo adatto<br \/>\nperch\u00e9 un simbolo della creativit\u00e0 del p2SSato (l&#8217;angolo di Pon\u00b7<br \/>\nte Vecchio) manoriaro dalla guerra, con tutte le sue piil segrete<br \/>\nstrutture a vista, desse il senso c l&#8217;esempio della vera &#8221; ricosuuzionc&#8221;.<br \/>\nLe occasr(mi perdute<br \/>\n&#8220;Indietro non si torna&#8221;: mi sembrava questo il significato<br \/>\nda doversi dare a rutto quello che si sarebbe fano dopo. nel<br \/>\ncampo edilizio, architettonico. come specchio di un nuovo assetto<br \/>\nsociale piil libero e giusto.<br \/>\nOgni pietra doveva ricordare che c&#8217;era stato un bombardamento<br \/>\nc che si sarebbe fatto di turro per eliminare le cause che<\/p>\n<p>avevano ponaro a quella uagica realt\u00e0. Magari con mille esitazioni,<br \/>\ncon materiali cimuovibili in ogni momento. lasciando<br \/>\nper decenni alcune strutture precarie e murando quelle moncatesi<br \/>\nsubito efficaci, si doveva dare un senso a quelle macerie che<br \/>\nchiedevano di essere capite e non di essere rimosse alla meo<br \/>\npeggio.<br \/>\nAnche io termini monetari i costi sarebbero stati minori, se<br \/>\nquella zona fosse divenrata un cantiere vivente (come avevo<br \/>\nproposto). una foore di sperimenrazione continua per le suutture<br \/>\nvitali; per l&#8217;uso di nuovi materiali o per usare in modo diverso<br \/>\nquelli tradizionali.<br \/>\nLe macerie avevano daro respiro al fiume la cui vista era interrotta<br \/>\ndalle torri medioeva.li rimaste in piedi. Si trana va di<br \/>\npotenziare al massimo, esaltare la forma di un quartiere officina.<br \/>\nil suo spirito commerciale inteso come occasione di incoorro<br \/>\ntra persone diverse che hanno runavia interesse comune di<br \/>\nscambio delle loro esperienze.<br \/>\nBisognava eliminare per\u00f2 senza rimpianci ruuo ci\u00f2 che del<br \/>\npassato la geme non poteva piil accettare: la mancanza di aria e<br \/>\ndi luce, l&#8217;assenza di adeguar i servizi igienici, quegli odori indescrivibi<br \/>\nli che si addensano, si propagano negli angusti cortili e<br \/>\nche rendono tutti insofferenli verso il proprio prossimo. fanno<br \/>\nconsiderare il vivere insieme una condanna.<br \/>\nLa disuuziooe di via dci Bardi metteva in evidenza la vicinanza<br \/>\ne la possibilit\u00e0 di collegamento dd giardino di Boboli<br \/>\ncon il centro. la necessit\u00e0 fisiologica, per quella zona, di avere<br \/>\nun polmone di verde si sarebbe potuta realizzare facendo finalmente<br \/>\ndialogare io modo piil intimo e profondo la Firenze medioevale<br \/>\ncon quella del Poggi. In fondo c&#8217;era bisogno solo di<br \/>\nuna scalinata per collegare il giardino al fiume.<br \/>\nCon questa realt\u00e0 avrebbe dovuto misurarsi la ouo~-a architerrura<br \/>\nse credeva veramente nelle proprie possibilit\u00e0, nelle<br \/>\nproprie idee e nelle forze sociali che avevano liberato Firenze.<br \/>\nForze sociali che non meritavano di essere rinchiuse negli spazi<br \/>\npreesistcnti. Quel senso di liberazione, di rottura di barriere se\u00b7<br \/>\ncolari avrebbe dovuto emanare da ogoi edificio. nuovo o recuperaro<br \/>\nal nuovo<br \/>\nCon questa realt\u00e0 avrebbe dovuto misurarsi la nuova architenura<br \/>\nse credeva veramente nelle proprie possibilit\u00e0, nelle<br \/>\nproprie idee e nelle forze sociali che avevano liberato Firenze.<br \/>\nForze sociali che non meritavano di essere rinchiuse negli spui<br \/>\npreesistcnti. Quel senso di liberazione, di rottura di barriere secolari<br \/>\navrebbe dovuto emanare da ogni edificio, nuovo o recuperato<br \/>\nal nuovo, dal centro alla periferia.<br \/>\nIl passaJo come ipocrisia<br \/>\nMa gli uomini che furono chiamati alla ricostruzione di Firenze<br \/>\n(spinti anche da una vasta opinione pubblica) si preoccuparono<br \/>\ninvece di riprodurre superficialmente il clima medioevale,<br \/>\ni.l suo aspetto turistico. Dalla paura del nuovo nacque<br \/>\nl&#8217;idea di riconquistare quel che si era perduro, ricosuuendo gli<br \/>\nedifici &#8220;dove erano e come .erano&#8221;. Ma non era un&#8217;idea; era<br \/>\npiuttosto una mancanza di idee.<br \/>\nAlla voce dei cittadini si unl quella di Bcrcnson. Berenson<br \/>\npropose di ricostruire le facciate di via Por Santa Maria, d i Bor\u00b7<br \/>\ngo S. Jacopo e di via de&#8217; Bardi &#8220;come erano&#8221;. Una proposta<br \/>\nche non suS(;it\u00f2 scandalo, ma solo qualche reazione pacata di<br \/>\npersone che non avevano voce in capitolo; pacata perch\u00e9 si rendevano<br \/>\nconto che quella di Berenson era una delle tesi che si<br \/>\ngiustificavano sul momento, perch\u00e9 si proponeva, se non di sanare.<br \/>\ndi alleviare il dolore di una ferita recente c ancora sanguinante<br \/>\nche era nel cuore dei fiorentini.<br \/>\nMa non fu rcalinata neanche la proposta di Bcrenson, a<br \/>\nsuo modo coerente, di ricostruire fedelmente le faccjare degli<br \/>\nedifici.<br \/>\nGli specialisti ch iamati a far parte della commissione che<br \/>\ndoveva dare le diretcive per la ricostruzione della citr\u00e0, professionisti<br \/>\ne studiosi d i ogni parre d&#8217;lralia, scelsero una terza via:<br \/>\nquella cio\u00e8 di ricostruire l&#8217;ambiente medioevale nella sua misura<br \/>\numana e mistica. un ibrido che non si capiva bene se fosse<br \/>\nun falso antico o un falso modemo. Del medioevo fu risperrata<br \/>\nsoprattutto l&#8217;assenza di spazio vivibile. k asc stipare l&#8217;una<br \/>\nsull&#8217;altra, la forma a 1rincea delle strade. i cortili interni di anguste<br \/>\ndimensioni, il rutto tenendo presente che in molti casi<br \/>\nera stato raddoppiato il numero dei piani delle case.<br \/>\nLa cultura decise allora che non voleva perdere un documento<br \/>\nstorico di tanta imponanza e. avendolo fatalmente perduto,<br \/>\nsi accontent\u00f2 di qualcosa che \u00e8 vergogna per Firenze e<br \/>\nper i fiorentini. Vergogna che durer\u00e0 nel tempo.<br \/>\nA me fu chiesto di studiare alcune facciate per spazi, suutture<br \/>\ninterne abitative gi\u00e0 prCStabilitc. suddivise tra i nuovi proprietari<br \/>\nc speculatori. Naturalmente dfiutai quel ruolo di cosuuume<br \/>\ndj bugie cd uscii angosciato da quell &#8216;esperienza. Angosciato,<br \/>\nperch\u00e9 gli uomini che avevano avallato quelle scelte<br \/>\nerano in fondo delle persone oneste. molte delle quali si erano<br \/>\nbattute valorosamente per la liberazione di Firenze.<br \/>\nGli stessi che si erano serviti, durante la resistenza. d\u2022 : ~orridoio<br \/>\nvasariano come unico collegamento rimasto tra i due<br \/>\ncronconi dj citt\u00e0, dopo la distruzione dci ponti. erano riroasri<br \/>\nindifferenti, perplessi o risolutamente contr.lri di fronte ad una<br \/>\nproposta che prevedeva l&#8217;esaltazione. in molte variabili, dj<br \/>\nquell&#8217;elemento spaziale di raccordo tra vari edifici.<br \/>\nLa restaurazione edilizia perpetrata costituiva un&#8217;allarmante<br \/>\nsintomo dell &#8216;incapacit\u00e0 da parte delle fo rze democratiche, di<br \/>\nsaper vedere. prima ancora che di saper realizzare, un nuovo<br \/>\nassetto polirico sociale.<br \/>\nGli uomini di cultura, i governami, i cittad ini non avevano<br \/>\nvoluto porsi. almeno sul momento. il problema dell&#8217;ignoto, dj<br \/>\nci\u00f2 che sarebbe sono al posto dj ci\u00f2 che era caduro. Si uarrava<br \/>\ndi un pensiero estraneo ad ogni credibilit\u00e0 e possibilit\u00e0. Rappresentava<br \/>\nla minaccia di un domani al quale avrebbero dovuto<br \/>\ncomunque adauarsi. forse avrebbero dovuto cambiare anche<br \/>\nnell &#8216;animo. oltre che nelle abitudini.<br \/>\nEd in brevissimo tempo; subito anzi. E non era possibile.<br \/>\nLo spirito di iniziativa che era stato proprio dei Medici non<br \/>\navrebbe trovato consensi ua i fiorentini in quel momento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 scarica pdf\u00a0La felicit\u00e0 dell&#8217;architetto &nbsp; Rimasi indelebilmeme sconvolto dal modo con cui si procedette alla ricostruzione dei quartieri attorno a Pome Vecchio. 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