Notice: Function _load_textdomain_just_in_time was called incorrectly. Translation loading for the the-events-calendar domain was triggered too early. This is usually an indicator for some code in the plugin or theme running too early. Translations should be loaded at the init action or later. Please see Debugging in WordPress for more information. (This message was added in version 6.7.0.) in D:\home\inarchlazio.it\httpdocs\wp-includes\functions.php on line 6114
admin55cb – Pagina 13 – INARCHLAZIO

18/06/2017 – ITINERARI DEL MODERNO – L’EUR. ARCHITETTURE RESIDENZIALI DAL “WEISSENHOF” ROMANO DELLA MOSTRA DELL’ABITAZIONE AGLI ANNI DELLA “DOLCE VITA”

Domenica 18 Giugno 2017

[ITINERARI DEL MODERNO – L’EUR. ARCHITETTURE RESIDENZIALI DAL “WEISSENHOF” ROMANO DELLA MOSTRA DELL’ABITAZIONE AGLI ANNI DELLA “DOLCE VITA”]
[Appuntamento: ai piedi della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo]
Ore 16, 30
Costo di partecipazione: € 12,00

PREMESSA
La passeggiata studia l’EUR come l’esempio più coerente e concluso di edilizia residenziale razionalista e moderna a Roma. L’importanza architettonica di villini e palazzine di questo quartiere è stata finora largamente trascurata da una storiografia, che ha puntato a ricostruire la qualità monumentale dei suoi edifici pubblici, in relazione alle volontà “imperiali” del regime fascista. L’architettura residenziale postbellica costituisce invece un notevole laboratorio di compresenza fra arti decorative e architettura, nel segno della diffusione – su un’area omogenea e in maniera compatta – di ricerche architettoniche maturate a partire dalle esperienze dei maestri del razionalismo internazionale, da Libera al Bauhaus a Neutra a Wright. Il risultato è una concentrazione – anomala, per Roma, e del tutto peculiare – di edifici di alta qualità formale all’interno di spazi strutturati e calibrati con una forte qualità ambientale e paesaggistica, dal disegno del verde alle alberature, agli elementi ricorsivi di arredo, come le murature di tufo sbozzato che costituiscono il leitmotiv unitario della delimitazione degli spazi esterni.
La passeggiata prende le mosse dall’irrealizzato complesso della Mostra dell’Abitazione dell’e42, unico nucleo abitativo del quartiere previsto dal fascismo, da ubicarsi sulla collina adiacente la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Progetti e suggestioni di questo “Weissenhof” romano vengono messi a confronto con l’edilizia di qualità, opera di altri progettisti, realizzata invece nel dopoguerra proprio su quest’area.
Obiettivo della visita è quello di evidenziare agli architetti la qualità progettuale di architetture e spazi esterni, in grado di costituire un termine di confronto con le modalità della progettazione contemporanea.

PROGRAMMA
16, 30 ITINERARI DEL MODERNO – L’EUR. IL “WEISSENHOF” ROMANO DELLA MOSTRA DELL’ABITAZIONE. Relatore: ALESSANDRO MAZZA
17:50 L’EUR E IL DOPOGUERRA: ARCHITETTURE NEGLI ANNI DELLA “DOLCE VITA”. Relatore: VALENTINA PISCITELLI
19,15 Domande e risposte – Sono previste alla conclusione della visita fra il relatore e i partecipanti
19, 30 Saluti e ringraziamenti

RELATORI
– (Es.) Valentina Piscitelli (architetto e membro del consiglio direttivo INARCH Lazio)
– Relatore: Alessandro Mazza (storico dell’architettura/Ph.D.)

[contact-form-7 id=”3871″ title=”18/06/2017 – ITINERARI DEL MODERNO – L’EUR. ARCHITETTURE RESIDENZIALI DAL “WEISSENHOF” ROMANO DELLA MOSTRA DELL’ABITAZIONE AGLI ANNI DELLA “DOLCE VITA””]

04/06/2017 – DALLA CITTA’ GIARDINO AL TUFELLO. LE MOLTE ANIME DI MONTE SACRO

Domenica 4 Giugno 2017
DALLA CITTA’ GIARDINO AL TUFELLO. LE MOLTE ANIME DI MONTE SACRO
Appuntamento ore 16, 30 in piazza Sempione, davanti alla Chiesa
Costo di partecipazione: € 12,00

PREMESSA
Dopo la Garbatella, prosegue il viaggio alla scoperta delle garden city a Roma. E’ la volta di Monte Sacro, ossia Città Giardino Aniene. Un tessuto diffuso di villini, alternato ad alcuni nuclei “forti”, insediamenti a carattere più denso e raccolto. Rispetto alla Garbatella, un quartiere a destinazione sociale più mista e interclassista, dove insediamenti di carattere popolare convivono con abitazioni unifamiliari e bifamiliari di tono benestante. La presenza di interventi legati a un singolo progettista, come Vincenzo Fasolo per i villini in via Cimone, conferisce ad alcune zone un gradevole carattere di uniformità e una configurazione esteticamente caratterizzata.
La passeggiata proseguirà analizzando il quartiere del Tufello, insediamento a carattere decisamente popolare sorto negli anni ’30 come espressione della politica di segregazione e allontanamento dei ceti popolari perseguita dalla politica urbanistica del fascismo. L’accostamento, topografico e geografico, tra la cultura anglosassone del decentramento e del ruralismo e quella della concentrazione e dell’isolamento del decennio successivo, fra anticittà e borgata densa, è spia delle contraddizioni attraversate da Roma, nella sua evoluzione da ottocentesca città papale a disordinata metropoli moderna.

PROGRAMMA
16:30 Introduzione e coordinamento a cura di VALENTINA PISCITELLI
16:45 OLTRE ANIENE: LA GARDEN CITY (A. Mazza / V. Piscitelli). Visita alla zona Est di Montesacro, la più conservata (via Cimone, via Picco dei Tre Signori). Architetture moderne, speculazione e vecchio insediamento, fra viale Adriatico, via Monte Bianco e viale Jonio.
18:00 LA DIMENSIONE METROPOLITANA: TUFELLO E VAL MELAINA. (A. Mazza / V. Piscitelli) Visita al nucleo fascista del Tufello, espressione di una regolarità urbanistica affine a quella delle “città nuove” della pianura Pontina: come queste ultime, il Tufello presenta un carattere di avamposto in mezzo al nulla della campagna e dell’Agro.
18:45 LO SPREAD METROPOLITANO (A. Mazza/V. Piscitelli). Oltre il Tufello, la metropoli slabbrata a partire dagli anni ‘7’: dal Nuovo Salario a Vigne Nuove, grandi interventi di edilizia pubblica e speculazione residenziale privata configurano uno spazio informe, dilatato, insieme caotico e irriducibile a una forma unitaria, dove infrastrutture e centri commerciali segnano uno spazio immemore del genius loci e del limite.
19:15 Domande e risposte
19:30 Saluti e ringraziamenti

RELATORI
– (Es.) Valentina Piscitelli (architetto e membro del consiglio direttivo INARCH Lazio)
– Relatore: Alessandro Mazza ((storico dell’architettura, Ph.D.)

[contact-form-7 id=”3867″ title=”04/06/2017 – DALLA CITTA’ GIARDINO AL TUFELLO. LE MOLTE ANIME DI MONTE SACRO”]

21/05/2017 – LA GARBATELLA, IL FIUME E LE SETTE CHIESE: TRA VALADIER, PIO VI E LE VILLE

Domenica 21 maggio 2017
[LA GARBATELLA, IL FIUME E LE SETTE CHIESE: TRA VALADIER, PIO VI E LE VILLE ]
[Appuntamento: piazza D. Sauli, davanti alla scuola Cesare Battisti ]
Ore 16
Costo di partecipazione: € 12,00

PREMESSA
Da Nanni Moretti in poi, crediamo di conoscere tutto della Garbatella. La ricchezza architettonica, ma soprattutto degli spazi urbani progettati a scala di vicinato e di comunità qualifica questo insediamento come il più notevole quartiere di edilizia popolare romana del ‘900. Tuttavia, esso si porta dietro da sempre una sorta di stigma dell’isolamento: nasce e si sviluppa isolato, nel vuoto di una campagna solo successivamente raggiunta e collegata alla città dalle espansioni di edilizia intensiva del secondo dopoguerra.
La nostra passeggiata intende sfatare questo mito, provando a ricostruire la rete delle presenze e delle preesistenze in cui la Garbatella si inserisce con tutta la sua autorevolezza, presenze e preesistenze che raccontano di una storia e di uno sviluppo interrotto, nella relazione complessa e conflittuale con il fiume – le cui alluvioni, fino agli anni ’30 del ‘900, segnano le “marrane” di fondovalle di tutta l’area, dal fiume Almone al fosso di Grottaperfetta –, nella prolungata vicenda di un isolamento delle alture e dei tentativi e progetti di sviluppo, bonifica e trasformazione del territorio. Un rapporto, quello di quest’area del suburbio, che si è tradotto in uno sviluppo urbano interrotto e differito, sul quale l’urbanistica mussoliniana ha depositato il forte e controverso segno della via Imperiale, l’attuale via Cristoforo Colombo.
La nostra visita intende rileggere lo sviluppo moderno della Garbatella alla luce di una rete di eventi e segni sedimentati sul territorio, in grado di articolare e contestualizzare l’idea di “isolamento urbano” da sempre sottesa a questa pregiata enclave architettonica.

PROGRAMMA
16 Introduzione e coordinamento a cura di VALENTINA PISCITELLI
16,15 LA GARBATELLA, OVVERO L’ISOLAMENTO DELLA “GARDEN CITY” Relatore: ALESSANDRO MAZZA
17:30 IL FIUME E LE SETTE CHIESE: TRA VALADIER, PIO VI E LE VILLE.
18:45 Domande e risposte – Sono previste alla conclusione della visita fra il relatore e
i partecipanti
19 Saluti e ringraziamenti

RELATORI
– (Introduzione) Valentina Piscitelli (architetto e membro del consiglio direttivo INARCH Lazio)
– Relatore: Alessandro Mazza ((storico dell’architettura, Ph.D.)

[contact-form-7 id=”3864″ title=”21/05/2017 – LA GARBATELLA, IL FIUME E LE SETTE CHIESE: TRA VALADIER, PIO VI E LE VILLE”]

06/05/2017 – OLTRE IL TEVERE: IL GIANICOLO FRA VILLE E POETI

sabato 6 maggio 2017

OLTRE IL TEVERE: IL GIANICOLO FRA VILLE E POETI

Appuntamento SABATO 6 MAGGIO 2017 alle ORE 16.00 in largo Cristina di Svezia, davanti all’ingresso dell’Orto Botanico.

PREMESSA
La passeggiata inizia con una visita all’Orto Botanico, inserito in una cornice paesaggistica ancora intatta, quella della villa Corsini, notevole esempio di sistemazione settecentesca. Nel giardino, l’asse della fontana degli undici zampilli costituiva l’ascesa alle pendici del Gianicolo, in uno spazio in cui la città antica (Trastevere) si relazionava, senza soluzione di continuità, con la natura e il panorama.
Proseguiremo alla scoperta del Gianicolo, iniziando da una sua gemma nascosta: la villa del Bosco Parrasio, donata dal re Giovanni V del Portogallo all’Accademia dell’Arcadia per i suoi convegni, sede di declamazioni poetiche e tuttora proprietà dell’Accademia.
Arriveremo infine a villa Sciarra, porzione superstite di un importante complesso in origine esteso a valle fino a S. Cosimato. Il quartiere edificato a partire da inizio ‘900 sulle pendici del colle, una “Trastevere alta”, presenta lungo le vie Nicola Fabrizi, Dandolo e limitrofe alcune importanti architetture residenziali, opera di progettisti come Aschieri, Sabbatini, Limongelli, Giorgio Calza Bini, esponenti di una modernità romana che da suggestioni vernacolari approda, attraverso l’esperienza novecentista, a un razionalismo di qualità notevole.
La passeggiata ha quindi un duplice interesse: la ricostruzione della relazione fra la città e la campagna di ville e vigne che la avvolgeva nel passato preunitario, qui ancora leggibile per una notevole estensione: correlata a questa, la ricchezza degli scorci e dell’orografia, posta a creare paesaggi distinti ed individuati. E accanto a questa relazione, l’inserimento nella giacitura orografica di grande suggestione – si pensi alla relazione a distanza con l’altra eminenza orografica, il colle Aventino al di là del fiume – di alcuni esempi di architetture del ‘900 di alta qualità estetica e urbana.

PROGRAMMA
16 Introduzione e coordinamento a cura di VALENTINA PISCITELLI
16,15 OLTRE IL TEVERE: IL GIANICOLO E LE SUE PENDICI. (A. Mazza / V. Piscitelli)
17,00 FRA BAROCCHETTO E RAZIONALISMO: IL GIANICOLO MODERNO. (A. Mazza / V. Piscitelli)
18 Domande e risposte
18,15 Saluti e ringraziamenti

RELATORI
– Relatore: Alessandro Mazza (storico dell’architettura, Ph.D.)
– Relatore: Valentina Piscitelli (architetto e membro del consiglio direttivo INARCH Lazio)

Appuntamento SABATO 6 MAGGIO 2017 alle ORE 16 (le 4 del POMERIGGIO) in largo Cristina di Svezia, davanti all’ingresso dell’Orto Botanico.

Costo della visita Euro 12 + Euro 8 biglietto d’ingresso all’Orto Botanico. Se la visita supera i 20 aderenti, il biglietto d’ingresso si dimezza a Euro 4 a persona.
Per partecipare alla visita è necessario PRENOTARE, entro e non oltre venerdi’ 5 Maggio alle ore 14, lasciando il proprio nome e indirizzo mail, e possibilmente un recapito telefonico.
IMPORTANTE !!. La visita si effettua solo su prenotazione. Se dovesse mancare il numero minimo, essa verrà annullata. In questo caso, chi si presenta all’ultimo momento senza aver prenotato rischia di fare un viaggio a vuoto.

 

 

[contact-form-7 id=”3861″ title=”06/05/2017 – OLTRE IL TEVERE: IL GIANICOLO FRA VILLE E POETI”]

23/04/2017 – UN PROTAGONISTA SCONOSCIUTO. VIAGGIO FRA LE ARCHITETTURE DI MARIO LORETI

domenica 23 aprile 2017UN PROTAGONISTA SCONOSCIUTO. VIAGGIO FRA LE ARCHITETTURE DI MARIO LORETI.

Appuntamento: piazza Trasimeno, davanti al Liceo Giulio Cesare, ore 10, 30

Costo di partecipazione: € 12,00

PREMESSA
Progettista di importanti edifici residenziali, grandi alberghi e complessi religiosi, oltre che raffinato progettista di mobili e arredi, Mario Loreti attraversa con le sue architetture razionalismo, avanguardia e rivisitazione in senso astratto e semplificato della classicità. Un viaggio fra le palazzine di Corso Trieste e via Chiana, l’edificio giovanile di viale Gorizia, il notevole intensivo di piazza Bologna e il complesso scolastico e religioso di S. Orsola in via Livorno, alla ricerca di una declinazione originale di una Modernità “altra”. La visita prosegue spostandosi in metropolitana per tre fermate fino a Termini, dove potremo ammirare sulla via Cavour non distante dalla Stazione due fra i più interessanti alberghi opera del progettista: il Mediterraneo e l’Atlantico. Il primo costituisce una sorta di rivisitazione in chiave razionalista e monumentale della Torre di Mecenate, presente nel genius loci in quanto ubicata nelle vicinanze, dalla cui cima Nerone osservava l’incendio di Roma e della Suburra sottostante accompagnandosi con la cetra. Mentre il contiguo Albergo Atlantico è un  notevole pezzo di architettura che contamina Déco e stile ‘900 con suggestioni delle avanguardie futuriste.

PROGRAMMA
10:30 Introduzione e coordinamento a cura di VALENTINA PISCITELLI
10:45 ARCHITETTURE DI LORETI FRA CORSO TRIESTE E PIAZZA BOLOGNA (A. Mazza / V. Piscitelli)
12:20 VIA CAVOUR: I GRANDI ALBERGHI (A. Mazza / V. Piscitelli)
13:00 Domande e risposte
13:30 Saluti e ringraziamenti
RELATORI
– Relatore: Alessandro Mazza (storico dell’architettura, Ph.D.)
– Relatore: Valentina Piscitelli (architetto e membro del consiglio direttivo INARCH Lazio)

 

[contact-form-7 id=”3857″ title=”23/04/2017 – UN PROTAGONISTA SCONOSCIUTO. VIAGGIO FRA LE ARCHITETTURE DI MARIO LORETI”]

22/04/2017 – IL CONVENTO, CHIOSTRO E GIARDINO DI S. ALESSIO E L’ACCADEMIA NAZIONALE DI DANZA

passeggiateromane – 22 aprile 2017 ore 10.30

visita all’Aventino, colle dell’isolamento e della memoria

Visiteremo il Convento di S. Alessio, che nasconde un bel Chiostro, un Giardino murato affacciato sul Tevere e su Roma, e l’Appartamento di Re Carlo IV di Spagna (che acquistò il complesso nel 1813). La struttura ospita oggi l’Istituto Nazionale di Studi Romani.

Dal Convento, attraversando appunto l’Aventino, ci dirigeremo all’Accademia di Danza, dove potremo entrare nella Sala oggi destinata alle rappresentazioni:

Il palazzo venne edificato negli anni’30, su un preesistente ristorante, luogo di ritrovo della società romana, denominato Castello dei Cesari. La Sala risulta ricavata all’interno del prezioso rudere degli ambienti delle Terme Surane, di età traianea, ampliate e ricostruite fra III e IV secolo da Diocleziano.

L’appuntamento è per SABATO 22 APRILE, alle ore 10:30, in piazza dei Cavalieri di Malta, 2. 

Costo della visita: Euro 12 più offerta libera di 2-3 Euro come contributo d’ingresso all’Accademia Nazionale di Danza.
Per partecipare alla visita è necessario PRENOTARE, entro e non oltre venerdì 21 aprile alle ore 14:00, lasciando il proprio nome e indirizzo mail, e possibilmente un recapito cellulare.

IMPORTANTE !!. La visita si effettua solo su prenotazione. Se dovesse mancare il numero minimo, essa verrà annullata. In questo caso, chi si presenta all’ultimo momento senza aver prenotato rischia di fare un viaggio a vuoto.

[contact-form-7 id=”3842″ title=”22/04/2017 – visita all’Aventino, colle dell’isolamento e della memoria”]

PASSIONISTI DEL CELIO – CHIOSTRO e il GIARDINO DETTO DEGLI ANGLICANI DI S. GREGORIO AL CELIO

PASSEGGIATE ROMANE
GIARDINO DEI PP. PASSIONISTI DEL CELIO – CHIOSTRO e il GIARDINO DETTO DEGLI ANGLICANI DI S. GREGORIO AL CELIO

sabato 8 aprile 2017 ore 10:30

Costo della visita: € 12,00
La visita è per un MASSIMO DI 27 PERSONE

Appuntamento: in piazza SS. Giovanni e Paolo al Celio alle 10:30

Il ciclo di visite alla scoperta di chiostri, giardini e antichità nel cuore di Roma, al centro di tutto ma nascosti e sconosciuti, prosegue SABATO 8 APRILE con la visita al GIARDINO DEI PP. PASSIONISTI DEL CELIO, e con il CHIOSTRO e il GIARDINO DETTO DEGLI ANGLICANI DI S. GREGORIO AL CELIO.
Il Giardino dei PP. Passionisti, alle spalle della chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, sorge sul sito dell’antico TEMPIO DI CLAUDIO, in posizione dominante sopra il Colosseo, la via di S. Gregorio e l’antistante Palatino, e la via Claudia, sulla quale è ancora dato vedere i monumentali avanzi di nicchioni pertinenti al Tempio stesso. Il sito, dal panorama eccezionale, è attraversato dai maestosi ruderi delle arcate dell’Acquedotto di Nerone, che più oltre taglia la via di S. Gregorio, e confina con il suggestivo Arco di Dolabella, che introduce alla via dei SS. Giovanni e Paolo.
Dal giardino, abbellito da frammenti antichi e da opere di arte sacra contemporanea, ci sposteremo a piedi alla vicina Chiesa di S. Gregorio, dove entreremo nel CHIOSTRO, notevole esempio di architettura tardo barocca romana, impreziosito da raffinati motivi decorativi di gusto quasi rococo’. La visita si concluderà nel piccolo GIARDINO alle spalle della Chiesa, mantenuto da religiosi anglicani, che nel suo spazio raccolto mischia il giardino di riposo e contemplazione e l’orto coltivato, secondo la tradizione che dal medioevo attraversa fino all’800 la cultura delle ville romane.
Lo spostamento a piedi fra il Giardino dei PP. Passionisti e S. Gregorio, sarà di circa 150 metri.

Il costo della visita è di 12 Euro,più un’offerta libera ai PP: Passionisti di 2-3 Euro a persona.
Per partecipare alla visita si ricorda quanto già scritto in precedenza: è necessario PRENOTARE, entro e non oltre venerdi’ 7 Aprile alle ore 14, compilando la scheda di adesione in fondo a questa pagina.

La visita è per un MASSIMO DI 27 PERSONE, eventuali iscritti in esubero verranno avvisati in seguito alla chiusura delle iscrizioni e comunque entro le 18:00 di venerdì 7 aprile.

PROGRAMMA

Ore 10:30 – Ci incontriamo in piazza SS. Giovanni e Paolo al Celio, ed entriamo al Convento dei Passionisti. Visita al Giardino, con gli interventi contemporanei, l’Arco di Dolabella, e le arcate dell’Acquedotto Neroniano.
Ore 11:40 – Ci dirigiamo alla Chiesa di S. Gregorio al Celio, percorrendo il Clivo di Scauro.
Ore 11:50 – Arrivo alla Chiesa e visita al CHIOSTRO settecentesco e al GIARDINO detto degli Anglicani.
Ore 12:40 – Domande e risposte
Ore 13:00 – Ringraziamenti e saluti

RELATORI
Alessandro Mazza (storico dell’architettura, Ph. D.)
Valentina Piscitelli (architetto e membro del Consiglio direttivo INARCH Lazio)

 

[contact-form-7 id=”3819″ title=”08/04/2017 – GIARDINO DEI PP. PASSIONISTI DEL CELIO – CHIOSTRO e il GIARDINO DETTO DEGLI ANGLICANI DI S. GREGORIO AL CELIO”]

SULLA RICOSTRUZIONE DI FIRENZE DOPO I BOMBARDAMENTI DELLA II GUERRA MONDIALE

 

scarica pdf La felicità dell’architetto

 

Rimasi indelebilmeme sconvolto dal modo con cui si procedette
alla ricostruzione dei quartieri attorno a Pome Vecchio.
L’ho ripetuto tante volte, ma lo ripeterò sempre, sino alla
morte, non dimenricherò mai quelle macerie. Esse, ncl cuore
della città, procuravano ai fiorenrini una reazione tanto dolorosa
e violenta che pareva dovesse distruggere anche le loro ossa.
Una reazione quasi assurda. Le donne urbvano. Non perché
sono le macerie avesse perso la vita qualche loro parenre o
qualche amico. Urlavano contro le macerie st=e. Si guardavano
smarrite d ‘auorno come per ricercare le torri e i palazzi di
pietra grigia che erano caduti per sempre. Firenze era un’altra,
era diversa. non riconoscibile. E loro, i ciuadini. uomini c donne,
erano posti di fronte ad un problema terribile: il futuro
cioè, al quale non avevano mai pensato prima di allora.
E il fururo incuteva loro paura: la paura di dover essere diversi
dal quel che erano stati fino allo scoppio delle mine.
Paura giustificata sul momento. Le mine. distruggendo i
muri che gli erano familiari, li avevano lasciati soli, nel vuoto
della disperazione. Questo stato d’animo non conscntl loro di
valutare i suggerimenti che venivano dalle macerie; suggerimenti
per una città rinnovata nel fisico e nello spiritO.
Era questa un’occasione che la guerra, come unica consolazione,
avrebbe offerto in cambio di rame distruzioni.
Nulla vi è di piil profondo del dolore misto al senso di una
scoperta, di una intuizione maturata in un animo che dà significato
nuovo a tante esitazioni precedenti.
La vera architettura andava per mc ricercata in quelle macerie.
Nulla poteva essere ricostruito come prima, ma le macerie
st=e suggerivano infinite possibilità, nuovi modi di vivere e di
vedere gli spazi. la storia come momemo drammatico irripeti·

bile e come compresenza. nello stesso luogo. di tante epoche
diverse.
Quelle macerie contenevano in sé, oltre il senso, l’orrore
della guerra, della stupiditi c della pazzia umana, una minaccia
di cui alcuni si rendevano conto, ma non la maggiorao:ta dei
cittadini. proprio quelli per i quali non di minaccia si sarebbe
dovuto parlare. ma ddla speranza di una nuova dimensione
della cinà c dd vivere che non aveva alcuna analogia con quella
del piccolo angolo di Ponte Vecchio. Angolo che materialmente
non esisreva piil, ma che era pur sempre presente negli animi.
Chi si rendeva como di quella minaccia sapeva che essa, divenuta
realta. avrebbe avuto una conseguenza più distruttiva
delle mine, perché avrebbe investito tutta la città e tutti i cinadio
i.
Ecco mi sembrava quello il momento cd il luogo adatto
perché un simbolo della creatività del p2SSato (l’angolo di Pon·
te Vecchio) manoriaro dalla guerra, con tutte le sue piil segrete
strutture a vista, desse il senso c l’esempio della vera ” ricosuuzionc”.
Le occasr(mi perdute
“Indietro non si torna”: mi sembrava questo il significato
da doversi dare a rutto quello che si sarebbe fano dopo. nel
campo edilizio, architettonico. come specchio di un nuovo assetto
sociale piil libero e giusto.
Ogni pietra doveva ricordare che c’era stato un bombardamento
c che si sarebbe fatto di turro per eliminare le cause che

avevano ponaro a quella uagica realtà. Magari con mille esitazioni,
con materiali cimuovibili in ogni momento. lasciando
per decenni alcune strutture precarie e murando quelle moncatesi
subito efficaci, si doveva dare un senso a quelle macerie che
chiedevano di essere capite e non di essere rimosse alla meo
peggio.
Anche io termini monetari i costi sarebbero stati minori, se
quella zona fosse divenrata un cantiere vivente (come avevo
proposto). una foore di sperimenrazione continua per le suutture
vitali; per l’uso di nuovi materiali o per usare in modo diverso
quelli tradizionali.
Le macerie avevano daro respiro al fiume la cui vista era interrotta
dalle torri medioeva.li rimaste in piedi. Si trana va di
potenziare al massimo, esaltare la forma di un quartiere officina.
il suo spirito commerciale inteso come occasione di incoorro
tra persone diverse che hanno runavia interesse comune di
scambio delle loro esperienze.
Bisognava eliminare però senza rimpianci ruuo ciò che del
passato la geme non poteva piil accettare: la mancanza di aria e
di luce, l’assenza di adeguar i servizi igienici, quegli odori indescrivibi
li che si addensano, si propagano negli angusti cortili e
che rendono tutti insofferenli verso il proprio prossimo. fanno
considerare il vivere insieme una condanna.
La disuuziooe di via dci Bardi metteva in evidenza la vicinanza
e la possibilità di collegamento dd giardino di Boboli
con il centro. la necessità fisiologica, per quella zona, di avere
un polmone di verde si sarebbe potuta realizzare facendo finalmente
dialogare io modo piil intimo e profondo la Firenze medioevale
con quella del Poggi. In fondo c’era bisogno solo di
una scalinata per collegare il giardino al fiume.
Con questa realtà avrebbe dovuto misurarsi la ouo~-a architerrura
se credeva veramente nelle proprie possibilità, nelle
proprie idee e nelle forze sociali che avevano liberato Firenze.
Forze sociali che non meritavano di essere rinchiuse negli spazi
preesistcnti. Quel senso di liberazione, di rottura di barriere se·
colari avrebbe dovuto emanare da ogoi edificio. nuovo o recuperaro
al nuovo
Con questa realtà avrebbe dovuto misurarsi la nuova architenura
se credeva veramente nelle proprie possibilità, nelle
proprie idee e nelle forze sociali che avevano liberato Firenze.
Forze sociali che non meritavano di essere rinchiuse negli spui
preesistcnti. Quel senso di liberazione, di rottura di barriere secolari
avrebbe dovuto emanare da ogni edificio, nuovo o recuperato
al nuovo, dal centro alla periferia.
Il passaJo come ipocrisia
Ma gli uomini che furono chiamati alla ricostruzione di Firenze
(spinti anche da una vasta opinione pubblica) si preoccuparono
invece di riprodurre superficialmente il clima medioevale,
i.l suo aspetto turistico. Dalla paura del nuovo nacque
l’idea di riconquistare quel che si era perduro, ricosuuendo gli
edifici “dove erano e come .erano”. Ma non era un’idea; era
piuttosto una mancanza di idee.
Alla voce dei cittadini si unl quella di Bcrcnson. Berenson
propose di ricostruire le facciate di via Por Santa Maria, d i Bor·
go S. Jacopo e di via de’ Bardi “come erano”. Una proposta
che non suS(;itò scandalo, ma solo qualche reazione pacata di
persone che non avevano voce in capitolo; pacata perché si rendevano
conto che quella di Berenson era una delle tesi che si
giustificavano sul momento, perché si proponeva, se non di sanare.
di alleviare il dolore di una ferita recente c ancora sanguinante
che era nel cuore dei fiorentini.
Ma non fu rcalinata neanche la proposta di Bcrenson, a
suo modo coerente, di ricostruire fedelmente le faccjare degli
edifici.
Gli specialisti ch iamati a far parte della commissione che
doveva dare le diretcive per la ricostruzione della citrà, professionisti
e studiosi d i ogni parre d’lralia, scelsero una terza via:
quella cioè di ricostruire l’ambiente medioevale nella sua misura
umana e mistica. un ibrido che non si capiva bene se fosse
un falso antico o un falso modemo. Del medioevo fu risperrata
soprattutto l’assenza di spazio vivibile. k asc stipare l’una
sull’altra, la forma a 1rincea delle strade. i cortili interni di anguste
dimensioni, il rutto tenendo presente che in molti casi
era stato raddoppiato il numero dei piani delle case.
La cultura decise allora che non voleva perdere un documento
storico di tanta imponanza e. avendolo fatalmente perduto,
si accontentò di qualcosa che è vergogna per Firenze e
per i fiorentini. Vergogna che durerà nel tempo.
A me fu chiesto di studiare alcune facciate per spazi, suutture
interne abitative già prCStabilitc. suddivise tra i nuovi proprietari
c speculatori. Naturalmente dfiutai quel ruolo di cosuuume
dj bugie cd uscii angosciato da quell ‘esperienza. Angosciato,
perché gli uomini che avevano avallato quelle scelte
erano in fondo delle persone oneste. molte delle quali si erano
battute valorosamente per la liberazione di Firenze.
Gli stessi che si erano serviti, durante la resistenza. d• : ~orridoio
vasariano come unico collegamento rimasto tra i due
cronconi dj città, dopo la distruzione dci ponti. erano riroasri
indifferenti, perplessi o risolutamente contr.lri di fronte ad una
proposta che prevedeva l’esaltazione. in molte variabili, dj
quell’elemento spaziale di raccordo tra vari edifici.
La restaurazione edilizia perpetrata costituiva un’allarmante
sintomo dell ‘incapacità da parte delle fo rze democratiche, di
saper vedere. prima ancora che di saper realizzare, un nuovo
assetto polirico sociale.
Gli uomini di cultura, i governami, i cittad ini non avevano
voluto porsi. almeno sul momento. il problema dell’ignoto, dj
ciò che sarebbe sono al posto dj ciò che era caduro. Si uarrava
di un pensiero estraneo ad ogni credibilità e possibilità. Rappresentava
la minaccia di un domani al quale avrebbero dovuto
comunque adauarsi. forse avrebbero dovuto cambiare anche
nell ‘animo. oltre che nelle abitudini.
Ed in brevissimo tempo; subito anzi. E non era possibile.
Lo spirito di iniziativa che era stato proprio dei Medici non
avrebbe trovato consensi ua i fiorentini in quel momento.